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anniversario prima chemio

era il 4 maggio 2011, mi sono svegliata piuttosto presto quella mattina e dal tragitto da casa all'ospedale mi balenavano in testa mille ed una domande a cui non sapevo bene dare una risposta.
arrivo in dh per l'emocromo e subito dopo mi fanno scendere in medicina nucleare per eseguire una TAC-PET total body  ( che esame odioso!!) che ho fatto esattamente sei ore dopo essere arrivata in medicina nucleare perchè le infermiere del dh poco prima mi avevano dato UNA caramella (ed io essendo la prima volta e non sapendo che la PET misura proprio il glucosio.. me la sono lasciata dare.) cosi, dopo sei ore per smaltire lo zucchero nel sangue, ho fatto questo esame.
mi hanno attaccata ad una flebo con glucosio che ho tenuto per circa due ore prima di entrare in quella macchina infernale..
"se senti un po' di caldo è il mezzo di contrasto" mi ha detto un'infermiera di medicina nucleare... e poco dopo ho sentito un calore pazzesco interno al corpo salirmi dai piedi fino alla testa.
dopo questo esame, verso le 5 del pomeriggio di quel giorno di fine settimana, salgo finalmente in reparto e mi danno una stanzetta tripla che poche ore dopo si sarebbe riempita con latri due ragazzi.

appena salita in stanza mi sono sistemata sul letto, ho aperto il computer per far sapere a chi me lo chiedeva che  per ora andava tutto bene e  ricordo che una compagna di classe in un messaggio privato mi ha scritto: "forza che sei una ragazza forte! ti regalerò un mantello con scritto "Super Debby" e  non nascondo che mi sono fatta una risata al pensiero di me con il tubo della flebo attaccato al braccio e il mantello da "super Debby" sulle spalle ma ho provato anche tanta gratitudine in chi  come lei, cercava a suo modo di starmi accanto. poi ho cominciato a fare dei bei respiri profondi e dopo pochi minuti entra in stanza la  dottoressa  che  guardandomi mi ha detto una frase che credo non scorderò mai da qui fino a quando avrò memoria: "Debora, fatti forza che certe situazioni aiutano a crescere. vorrà dire che diventerai DONNA prima del tempo."

poche ore dopo mi attaccano immediatamente alla pompa di infusione ( 4 litri di quella.. "cosa" infernale) e poi pastiglie su pastiglie  di cortisone( già pochi giorni dopo cominciavo a sentire le guance che "tiravano" e  la classica "faccia a luna" che il cortisone provoca) , di procarbazina, di allopurinolo per proteggere i reni e di anti nausea.
le mie amiche ed i miei parenti venivano a trovarmi  e si spaventavano un po a vedermi con quei fili attaccati alle braccia ma io li rassicuravo. per ora mi sentivo "bene".
anche la nausea grazie a Dio non mi è mai venuta con la prima terapia di ogni ciclo (ciclofosfamide)  era quella che dicevano avrebbe dato più problemi ed invece io stavo da cani  e vomitavo sempre e solo con ogni "rossa."

di quei tre giorni di ricovero ho ricordi un po sfumati dal tempo che forse l'inconscio ha preferito accantonare ma una delle poche cose che mi ricordo oltre a quelle appena dette, è stato l'ingresso di altri due ragazzi nella mia stanza, tutti e due malati di leucemia.. una bambina straniera con sua mamma ed un ragazzo poco più grande di me.
li scrutavo da lontano e provavo ad immaginare a quale punto fossero del loro percorso. la bambina accanto al mio letto era evidente fosse sotto chemio già da parecchi mesi, vomitava frequentemente perchè non riusciva più a reggere la terapia, era calva, pallida e stanca. il ragazzo di fronte al mio letto invece, aveva ancora tutti i capelli e sicuramente sarà stato all'inizio del percorso.
li guardavo, soprattutto la bambina e cercavo di immaginare se mi sarei mai sentita davvero tanto male come stava male lei... volevo capire quando avrebbero cominciato a cadermi i capelli  per cercare di "prepararmi psicologicamente" ( come se ad una cosa del genere si potesse essere preparati) e ogni tanto capitava che andavo in bagno e con la mano che non era "bloccata" dal filo della flebo, pettinavo i miei ricci e provavo a vedere se mi sarei trovata le ciocche sulla spazzola.
dopo quei tre giorni di ricovero vengo dimessa in attesa di incontrare per la prima volta la "rossa", la settimana dopo.
e cosi me ne vado a casa, con il mio diario rosso con segnati tutti i medicinali da prendere e le terapie effettuate e con mille dubbi ed incertezze riguardo a quello che sarebbe potuto succedere nei mesi a venire.. ma con quelle parole della dottoressa che mi fluttuavano nella testa: ".. diventerai donna prima del tempo..." e adesso, a distanza di due anni posso aggiungere una frase che ho sentito da un film ma che rispecchia molto come mi sento ora se ripenso al periodo  pre- malattia:
"prima ero come nella gabbia di quando non vivi,come da bambina.. quando devi scoprire ancora tutto. non ti accorgi della bellezza delle cose, non le vedi. io invece adesso me ne accorgo! adesso la  vita non mi frega più cazzo!"

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