Pages

.

ero in procinto di intraprendere la battaglia pi grande della mia vita e nemmeno lo sapevo!


è ormai passato  un anno da quando sono stata ricoverata per la prima volta in ospedale e successivamente mi è stata  comunicata la diagnosi..
 naturalmente la mia mente ripercorre tutto il mio percorso clinico di quelle settimane ricordandone l'ansia dell'attesa, i dolori e le paure.
mi ricordo che  tutto è cominciato un giorno di aprile, quando  mia madre mi ha portato al pronto soccorso  san Gerardo ( famoso ospedale della mia città) perchè da qualche mese a quella parte mi ero accorta di avere il collo gonfio e di fare fatica  a respirare perchè sentivo una sorta di peso all' altezza dei polmoni.
bene, entro nella stanza e guarda caso erano presenti di turno tutti medici dell'ematologia pediatrica.. e secondo me avevano capito tutto fin da subito! al che mi ricoverano per una settimana per tutti gli accertamenti vari  tra cui anche la biopsia di un linfonodo sovra claveare destro, l'aspirato del midollo  e tantissimi esami del sangue per controllare la VESS e il livello di GB che erano aumentati in modo pazzesco.
il  ricordo  più importante che mi salta in mente è stato il primo impatto che ho avuto con il reparto di ematologia pediatrica: sono entrata e non capivo ancora bene perchè dovessimo entrare con le mascherine piuttosto che non i copri scarpe e non più di due persone al giorno in stanza durante l'orario di visita ( cose che andando avanti con i mesi ho compreso fin troppo bene!), vedevo tutti questi bambini senza capelli che giravano per i corridoi con la flebo di infusione nel braccio, con i papà e le mamme dal viso stanco di chi sta quasi per uscire da quei due terribili mesi di reclusione in reparto  dopo il trapianto di midollo  e cominciavo a farmi mille domande.
ho cominciato a pensare: c'è gente che sta peggio di me eppure non riesco a smettere di lamentarmi delle stupidaggini.
più passavano i giorni, più cominciavo a capire che avevo qualcosa nel mio organismo che non andava, e più mi convincevo del fatto che dovevo essere forte. per me stessa. dovevo cercare la vita che sta dietro al dolore, e non il contrario.
 insomma, verso il 20 aprile vengo dimessa in attesa del referto degli esami e ricordo bene  che i giorni precedenti alla diagnosi sono stati i più brutti della mia vita! vivevo nell'ansia costante che l'ospedale chiamasse, finchè un giorno, il 28 aprile scorso, arriva la chiamata dall'ospedale: devo andare insieme ai miei genitori a parlare con la dottoressa.
 "Linfoma di Hodjkin" il responso arriva troppo, troppo violentemente e inaspettatamente soprattutto! cominciano a parlarmi  delle terapie che affronterò e delle conseguenze ( guardo i miei bellissimi riccioloni con lo sguardo di chi sa che da li a 3 settimane spariranno).
e me ne torno a casa un po così.. triste, incazzata con la vita e senza ancora avere realizzato del tutto quello che mi stava accadendo!
la prima cosa che ricordo di aver fatto è stata quella di chiamare le mie due migliori amiche: erano in lacrime  e non riuscivano proprio a credere che ad una persona tanto brava e giovane come me potesse succedere una cosa del genere! ma io ero più forte di loro! si. le ho rassicurate, loro e i miei compagni di classe; perchè ho l'anima che combatte! e non mi sarei di certo lasciata sconfiggere da qualcosa di apparentemente più grande di me.
e così la sera me ne vado a letto, sconvolta per la giornata ma con la consapevolezza che sarei stata in procinto di combattere ( e vincere) la battaglia più grande della mia vita!






No comments:

Post a Comment