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La consapevolezza della malattia

quando facevo terapia, i ricoveri a volte erano all'ordine del giorno. da un momento all'altro mi trovavo in reparto pronta a restarci anche per una settimana e se ero fortunata e i letti di ematologia pediatrica erano pieni, mi portavano in pediatria ( molto meno severa e rigida per quanto riguarda le visite e la  pulizia antibatterica) altrimenti, cosa che mi è capitata nella maggior parte dei casi, mi davano una stanza singola o da dividere con altri bambini in emato.
a Giugno sono stata ricoverata per 3 giorni in pediatria a causa di una brutta stitichezza dovuta alle terapie iniziate da poco e sono stata messa in camera con un altro bambino affetto da leucemia e che stava facendo l'ultima terapia prima della remissione.
non ero mai stata prima di allora in camera con nessun altro.. sempre io e mia madre... da sole.
invece adesso ci ritrovavamo a dividere la stanza con due persone con cui avremmo fatto i turni per andare in bagno, con cui avremmo mangiato, condiviso la stanza per la notte e diviso le nostre paure e i nostri dolori nei momenti di sfogo.
Erano una famiglia composta da due fratellini e i loro genitori, costretti a trasferirsi dal loro piccolo paesino di montagna, (dove l'aria è talmente pulita che quando stendi i panni sul balcone li ritiri belli bianchi e non gialli) a Monza per le cure del più piccolo di casa...
una sera ci siamo messe a parlare, mentre il piccolo dormiva.. solo noi 3..
ci siamo messe a parlare di quanto ci si aggrappi alla fede in momenti simili, perchè è  forse l'unica certezza che non ti viene strappata via e di quanto si speri e si preghi affinchè il figlio/ la figlia possano guarire, abbiamo anche parlato di un argomento che mi ha toccato profondamene e che ancora oggi ricordo con molta chiarezza:
abbiamo parlato della consapevolezza della malattia... di come ammalarsi a cinque anni ( l'età di Andrea) abbia un impatto relativamente meno brusco nella vita di un bambino rispetto alla vita di un adolescente..
sua mamma si è messa a parlare di consapevolezza perchè alla mia età, ci si sente invasi da qualcosa di tremendo che sconvolge le piccole certezze strappandoci alla vita con gli amici, alle uscite con il fidanzato, alle notti in discoteca o i pomeriggi in motorino.. quella consapevolezza di essere totalmente coscienti di quello che si sta affrontando, sapere a memoria i nomi dei farmaci che le infermiere mettono nell'infusione della flebo.. quei farmaci che per guarirti ti avvelenano e distruggono tutto di te. tutto ma non la forza di lottare e di essere un'adolescente guerriera.
allora mi sono domandata: è giusto pensare che gli adolescenti siano più consapevoli di quanto succede e quindi sia più ingiusto per loro stare male?
la risposta è NO. la verità è che nessun bambino dovrebbe ammalarsi, nessun bambino o adolescente che sia dovrebbe essere strappato in modo cosi violento alla sua normale quotidianità.
è ingiusto che malattie come queste, nel peggiore dei casi, abbiano spento e continuino tutt'ora a spegnere il sorriso e la vita di una percentuale di bambini ricoverati nel mio e nei reparti di oncologia/ ematologia pediatrica di tutta italia.
non è possibile che la vita permetta questo.

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